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Harstad Johan

Max, Mischa e l'offensiva del Tet

Editore: Sellerio Editore Palermo

Prezzo: 28,00 €

Collana: Il contesto

N.: 182

Anno di pubblicazione: 2026

Tipologia: Libro in brossura

Scaffale: ALTRA

Settore: Narrativa, biografie e storie vere

Pagine: 1242

EAN: 9788838949968

Disponibilità: 1

28,00 €
(prezzo di vendita al pubblico)


• disponibilità immediata







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Descrizione

""Max, Mischa e l'Offensiva del Tet"" è un romanzo monumentale, traboccante di idee, informazioni e cultura, alta, bassa, popolare, e al tempo stesso è un dramma familiare e una storia d'amore intrecciata a un racconto di trasformazione politica. Max è un regista teatrale, vive e lavora negli Stati Uniti. Se fosse dipeso da lui non avrebbe mai lasciato il luogo in cui è nato: un sobborgo sulla costa occidentale della Norvegia, dove i bambini potevano fare tutto il rumore che volevano mentre i padri erano lontani sulle piattaforme petrolifere del Mare del Nord. Max non torna a casa da oltre vent'anni ed è possibile che col tempo sia diventato un americano. Non se lo sarebbe mai aspettato. Nell'estate del 1990 Max non ha ancora tredici anni, il padre ha ottenuto un nuovo impiego negli USA. Tutta la famiglia si sposta a Long Island, nello Stato di New York, e Max è costretto a trovarsi nuove strade, nuovi spazi e nuove idee, a farle proprie, mentre intorno a lui la famiglia lentamente si disgrega. È in questo scenario che stringe amicizia con Mordecai e, attraverso di lui, incontra Mischa, una ragazza canadese di sette anni più grande che assomiglia all'attrice Shelley Duvall ritratta in copertina. E poi c'è Ove, uno zio affettuoso ma instabile, ironico, spesso assorbito dai propri pensieri e dalle proprie ossessioni. Vive a Manhattan dopo aver lasciato Oslo per inseguire il sogno di diventare musicista in America, ma ha fallito. È finito in Vietnam mentre la guerra volgeva al termine, e per un po' nessuno ha più avuto sue notizie. Per Max è una fonte costante di fascino, e di irrequietezza. ""Max, Mischa e l'Offensiva del Tet"" parla d'arte e di nostalgia, del tentativo di costruire un luogo da chiamare casa; dell'applicabilità della resistenza vietnamita alla vita quotidiana; di chi è andato in guerra e di chi invece l'ha contestata; di ragazze che sembrano Shelley Duvall. Più di ogni altra cosa, racconta come si costruisce una vita piena anche senza una riconciliazione finale, perché non c'è mai una guarigione definitiva, non c'è un «ritorno a casa»: c'è solo l'atto ostinato di continuare a vivere, creare, amare - pur sapendo che qualcosa resterà per sempre irrisolto.