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Rinaldi Azzurra

Soldi, sesso e potere. Come il desiderio muove il mondo (e i mercati)

Editore: Rizzoli

Prezzo: 18,50 €

Collana: Varia

Anno di pubblicazione: 2026

Tipologia: Libro in brossura

Scaffale: ECONOMIA

Settore: Scienze sociali e umane

Pagine: 432

EAN: 9788817198011

Disponibilità: 1

18,50 €
(prezzo di vendita al pubblico)


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Descrizione

Vi è mai capitato di sentire frasi come «Ma ormai le donne sono ovunque» o «Adesso servono le quote celesti»? Probabilmente sì, eppure niente è più lontano dalla realtà. In nessun Paese al mondo è stata raggiunta la parità di opportunità tra i generi. Le donne guadagnano meno; hanno pensioni più basse; spesso devono interrompere la carriera perché il lavoro di cura non retribuito è tutto a loro carico; sono penalizzate nell'accesso al credito; sono occupate soprattutto in settori ingiustamente considerati non strategici; quasi mai ricoprono posizioni apicali in politica e nelle aziende. L'elenco potrebbe continuare a lungo, e Rinaldi ce lo dimostra chiaramente e ci spiega il perché attraverso i mezzi a lei più congeniali: da un lato dati, ricerche, report e statistiche, dall'altro testi di economia e del pensiero femminista. Ma cambiare è possibile? Per fortuna sì, ed è anche necessario, perché di un sistema ingiusto le conseguenze le paga chiunque. Per questo il libro che avete in mano ha come obiettivo non solo quello di creare consapevolezza, ma anche quello di fornire soluzioni e, dunque, offrire speranza. Educazione finanziaria, redistribuzione, cooperative, mutualismo sono solo alcuni degli strumenti che Rinaldi ci propone per disinnescare i meccanismi e gli stereotipi che, intrecciando soldi, sesso e potere, escludono le donne dai tavoli in cui si prendono le decisioni, le relegano al ruolo di madri e mogli obbedienti e le valutano solo in base a canoni estetici, comportamentali e sessuali. E se pensate che realizzare un mondo in cui tutte e tutti abbiamo le stesse opportunità sia utopico, vi sbagliate. O meglio avete ragione, se di questo termine accettiamo l'interpretazione che ne dà l'autrice: l'utopia non come l'opposto del realismo, ma come l'opposto della rassegnazione.